
Dal 16 al 18 ottobre scorsi il pratone della Fortezza Albornoz, sospeso tra le nuvole e il profilo dei fiabeschi torricini e dei palazzi del centro storico di Urbino adagiato tra le sue colline, ha ospitato l'incontro nazionale, o meglio "intergalattico", di Genuino Clandestino, "COMUNITÀ IN LOTTA PER L’AUTODETERMINAZIONE ALIMENTARE, TERRITORIALE, ENERGETICA E SUL PROPRIO CORPO".
Genuino Clandestino, come recita il suo manifesto, "nasce nel 2010 come una campagna di comunicazione per denunciare un insieme di norme ingiuste che, equiparando i cibi contadini trasformati a quelli delle grandi industrie alimentari, li ha resi fuorilegge. Per questo rivendica fin dalle sue origini la libera trasformazione dei cibi contadini, restituendo un diritto espropriato dal sistema neoliberista."
Tra i temi della sua lotta l'accesso alla terra, il mutualismo, la costruzione di comunità locali in grado di prendere decisioni in modo assembleare e partecipato; il sostegno a percorsi di ritorno alla terra, la promozione di scelte di vita, autoproduzione e cura e di azioni politiche volte alla difesa del territorio, al contrasto alle nocività delle monoculture e della chimica di sintesi utilizzata dall'agroindustria. Più in generale, propone una critica all'imperativo capitalista dello sviluppo per costruire invece comunità conviviali dove siano gli uomini e le donne che ne fanno parte a stabilire collettivamente quali siano i bisogni, le priorità - e anche i limiti! - senza farceli dettare dall'economia di mercato.
In questo momento la comunità di GC si trova poi ad affrontare nodi insidiosi di stringente attualità, che sono stati oggetto dei tavoli di lavoro e di vari momenti di discussione e ragionamento collettivi. Tra questi, da una parte la deregolamentazione dei nuovi OGM, ribattezzati TEA in italiano (l'acronimo inglese è meno poetico ma più sincero: NGT, New Genomic Techniques) e sperimentati addirittura in campo aperto, in modo del resto coerente con una narrazione che li vuole esenti dai rischi e dai problemi che i vecchi OGM portavano con sé, e anzi persino strumenti ecologici, in grado di meglio adattare le coltivazioni ai cambiamenti climatici. Dall'altra parte, la digitalizzazione crescente dell'agricoltura e dell'allevamento, con l'invasione di sensori, droni, strumenti per l'automazione e la robotizzazione delle mansioni nei campi e nelle stalle, collegati a piattaforme basate sull'IA. Anche il ricorso sempre più massiccio alla digitalizzazione trova la sua giustificazione nei "nobili" obiettivi di ridurre la fatica del lavoro, nonché di limitare l'impiego di risorse naturali e di prodotti chimici.
Ciò che si dimentica di dire è che il via libera a sementi manipolate con le "forbicine" del CRISPR-CAS-9 e il ricorso sempre più massiccio al digitale spingono nella stessa direzione: quella di una trasformazione radicale del modo in cui diventa possibile produrre cibo. Ma se il cibo è il bisogno primario per eccellenza, è facile capire come sia proprio nell'ambito della sua produzione che ci giochiamo le possibilità residue di esercitare qualche grado di autonomia e "autodeterminazione" nelle nostre esistenze o, all'opposto, soggiacere alla più completa dipendenza dalle multinazionali e dalla logica totalizzante della mercificazione.
Si tratta infatti in entrambi i casi (OGM/TEA e digitale) di tecnologie e innovazioni che, oltre a determinare un'ulteriore appropriazione e manipolazione del vivente, proprio per i loro costi ingenti e per i meccanismi di dipendenza che innescano, spingono verso un allargamento delle dimensioni delle aziende agricole, nonché verso la loro ulteriore specializzazione: altro che sostenibilità, questo significa proprio all'inverso fare rotta verso ulteriore concentrazione fondiaria e (ancora più) monoculture; ma queste ultime sono, per loro natura, coltivazioni fragili che richiederanno con ogni plausibilità, in barba alle promesse, quantità massicce di chimica: mentre, al contrario, è la biodiversità connaturata al modello contadino la migliore garanzia di resistenza e adattamento delle colture; oltre a rendere coltivatori e agricoltori sempre più dipendenti dai giganti non più "solo" delle sementi e dell'agrochimica, ma anche da quelli delle biotecnologie e della digitalizzazione; determinando una delega pressoché totale, che porta con sé la rinuncia - e quindi la perdita, in una misura inedita nella storia dell'umanità - di saperi fondamentali connessi alla terra e alla cura degli animali (NOTA: per approfondire, consigliamo Stefano Mori e Francesco Paniè, Perché fermare i nuovi OGM (TerraNuova, 2024); e L’Atelier Paysan, Liberare la terra dalle macchine. Manifesto per un’autonomia contadina e alimentare, Libreria Editrice Fiorentina, 2024).
L'appuntamento urbinate si è aperto, il giovedì pomeriggio, proprio con il contributo di alcuni compagni/e del collettivo Emidio di Treviri (NOTA: https://emidioditreviri.noblogs.org/), che ha fatto luce su come stia diventando di fatto sempre più difficile sottrarsi all'invasione del digitale, già incorporato nei macchinari agricoli (costosissimi) il cui acquisto è previsto per accedere alle sovvenzioni previste dalla PAC (Politica Agricola Comune) dell'UE e alle coperture assicurative necessarie. Alla discussione ha preso parte il progetto SPAC! (Spazio Popolare per l'Apprendimento Collettivo) (NOTA: si veda https://spacspac.it/) e la presentazione della Rivista Contadina (NOTA: https://rivistacontadina.org/).
La sera invece è stata CIURMA, ovvero l'associazione che raccoglie le voci della contadinanza critica del territorio tra Pesaro, Urbino e l'entroterra - e che ha curato l'organizzazione dell'incontro di GC - a raccontare un progetto importante in cui ha impegnato le sue energie di recente: il progetto Destinazione Pastore. Un'avventura che ci ha portati a raccogliere, tramite prestiti e donazioni, una cifra importante con cui abbiamo potuto rilevare collettivamente l'azienda di Luca, uno dei nostri pastori e casari, andata all'asta per i soliti meccanismi di indebitamento conseguenti all'assurda pretesa di applicare alle piccole produzioni agricole, quelle veramente ecologiche, normative e standard pensati per l'agroindustria: un rullo compressore che inesorabilmente schiaccia e cancella l'agricoltura contadina... ma non quando interviene la capacità di costruire reti di solidarietà e organizzazione dal basso sul territorio! In questo sta il valore dell'esperienza avviata da CIURMA (NOTA: per approfondimenti si veda l'articolo destinato al progetto Destinazione Pastore su Rivista Malamente qui: https://rivista.edizionimalamente.it/2024/01/30/destinazione-pastore/ e quello su comune.info qui: https://comune-info.net/il-pastore-e-la-sua-comunita/), per cui dopo il racconto avevamo buone ragioni per brindare, festeggiare e danzare!
Il giorno dopo è stata la volta dei sei tavoli di lavoro, di cui di seguito riportiamo la proposta di partenza e/o una sintesi dei lavori; al contempo, mentre la cupola del duomo giocava a nascondino con la nebbia, e l'umidità si faceva sentire nelle ossa, si allestivano i banchi del mercato contadino; bambini e adulti si misuravano con i giochi in legno di Caimercati, mentre le volontarie e i volontari di CIURMA sfornavano confortanti e gustosi pasti caldi, con ingredienti genuinamente clandestini; e verso il far della sera ci si preparava per i concerti, di Diego Puzzo prima, degli Obelisco Nero subito dopo. Prima, però, un momento prezioso è stato quello in cui Wolf Bukowski, a partire dal suo ultimo libro, "La merce che ci mangia. Il cibo, il corpo e il capitalismo" (Ortica, 2025), ci ha aiutati a dare un respiro più ampio a diversi nodi emersi dai tavoli tematici: soprattutto, il rapporto tra libertà e necessità nel capitalismo che si fa mondo; e quello tra le tecnologie (e in particolare quelle digitali) e il tratto fondante del capitalismo stesso che consiste nel superamento costante di qualsiasi limite.
Il terzo giorno, il sabato, è giorno di mercato, e tradizionalmente di ritrovo e incontri a Urbino: ma il gran mercato contadino nel prato della Fortezza è stato di gran lunga più ricco e colorato! Tra musicisti e danze popolari, abbiamo cercato di invitare passanti e curiosi ad approfondire alcuni temi cruciali. Prima è stata Daniela Conti, esperta di biologia, a parlarci dei nuovi OGM, e dei motivi per cui non possono essere considerati una risposta alla crisi eco-climatica; a seguire il collettivo Terra e Libertà di Rovereto (TN) ci ha condotti a ragionare sulla linea di continuità che lega la digitalizzazione dell'agricoltura alla guerra, passando da Israele e dal drammatico "laboratorio Gaza". Se i bandieroni della Palestina non hanno mai smesso di sventolare sul prato e tra i banchi, non possiamo al contempo esimerci dal mettere a fuoco le contraddizioni che aprono le applicazioni in ambito agricolo, pretestuosamente presentate come green e sostenibili, proprio di quelle stesse tecnologie concepite per fini di dominio e sorveglianza, fino al più feroce annientamento militare di un'intera popolazione.
Qui si chiudeva l'incontro di GC, ma solo per passare il testimone ai ragazzi/e e studenti/esse del Collettivo Arkadia, che il sabato pomeriggio ha portato a Urbino la Parata del XXI Secolo: contro ogni forma di repressione. Nove carri hanno attraversato, per tutto il pomeriggio e la serata, la città, carichi di altoparlanti, musica e contenuti, accompagnati da un migliaio di ragazzi e ragazze che si riprendevano strade e piazze per chiacchierare, ballare, stare insieme. I carri portavano ciascuno un messaggio: dall'antipsichiatria (Casa Galeone) all'autogestione/riduzione del rischio (Lab 57), alla questione eco-climatica, alla lotta alla repressione: tra loro, anche il carro di CIURMA, che parlava di lotta contadina sfornando pizze fritte e panini creativi dei produttori di GC.
I nodi sono tanti, il lavoro da fare - sui campi e nei territori - non finisce mai, i rapporti di forza inducono fin troppo facilmente verso le trappole della rassegnazione e dell'impotenza, ma proprio per questo la necessità di incontrarsi, ragionare collettivamente, e soprattutto organizzarsi non è più dilazionabile: chi è interessata/o troverà approfondimenti, materiale e contatti qui per GC (https://genuinoclandestino.it/) e qui, per chi ci è vicino anche geograficamente, per Ciurma (https://ciurma.org/oltremercato/).
Dal 16 al 18 ottobre scorsi il pratone della Fortezza Albornoz, sospeso tra le nuvole e il profilo dei fiabeschi torricini e dei palazzi del centro storico di Urbino adagiato tra le sue colline, ha ospitato l'incontro nazionale, o meglio "intergalattico", di Genuino Clandestino, "COMUNITÀ IN LOTTA PER L’AUTODETERMINAZIONE ALIMENTARE, TERRITORIALE, ENERGETICA E SUL PROPRIO CORPO".
Genuino Clandestino, come recita il suo manifesto, "nasce nel 2010 come una campagna di comunicazione per denunciare un insieme di norme ingiuste che, equiparando i cibi contadini trasformati a quelli delle grandi industrie alimentari, li ha resi fuorilegge. Per questo rivendica fin dalle sue origini la libera trasformazione dei cibi contadini, restituendo un diritto espropriato dal sistema neoliberista."
Tra i temi della sua lotta l'accesso alla terra, il mutualismo, la costruzione di comunità locali in grado di prendere decisioni in modo assembleare e partecipato; il sostegno a percorsi di ritorno alla terra, la promozione di scelte di vita, autoproduzione e cura e di azioni politiche volte alla difesa del territorio, al contrasto alle nocività delle monoculture e della chimica di sintesi utilizzata dall'agroindustria. Più in generale, propone una critica all'imperativo capitalista dello sviluppo per costruire invece comunità conviviali dove siano gli uomini e le donne che ne fanno parte a stabilire collettivamente quali siano i bisogni, le priorità - e anche i limiti! - senza farceli dettare dall'economia di mercato.
In questo momento la comunità di GC si trova poi ad affrontare nodi insidiosi di stringente attualità, che sono stati oggetto dei tavoli di lavoro e di vari momenti di discussione e ragionamento collettivi. Tra questi, da una parte la deregolamentazione dei nuovi OGM, ribattezzati TEA in italiano (l'acronimo inglese è meno poetico ma più sincero: NGT, New Genomic Techniques) e sperimentati addirittura in campo aperto, in modo del resto coerente con una narrazione che li vuole esenti dai rischi e dai problemi che i vecchi OGM portavano con sé, e anzi persino strumenti ecologici, in grado di meglio adattare le coltivazioni ai cambiamenti climatici. Dall'altra parte, la digitalizzazione crescente dell'agricoltura e dell'allevamento, con l'invasione di sensori, droni, strumenti per l'automazione e la robotizzazione delle mansioni nei campi e nelle stalle, collegati a piattaforme basate sull'IA. Anche il ricorso sempre più massiccio alla digitalizzazione trova la sua giustificazione nei "nobili" obiettivi di ridurre la fatica del lavoro, nonché di limitare l'impiego di risorse naturali e di prodotti chimici.
Ciò che si dimentica di dire è che il via libera a sementi manipolate con le "forbicine" del CRISPR-CAS-9 e il ricorso sempre più massiccio al digitale spingono nella stessa direzione: quella di una trasformazione radicale del modo in cui diventa possibile produrre cibo. Ma se il cibo è il bisogno primario per eccellenza, è facile capire come sia proprio nell'ambito della sua produzione che ci giochiamo le possibilità residue di esercitare qualche grado di autonomia e "autodeterminazione" nelle nostre esistenze o, all'opposto, soggiacere alla più completa dipendenza dalle multinazionali e dalla logica totalizzante della mercificazione.
Si tratta infatti in entrambi i casi (OGM/TEA e digitale) di tecnologie e innovazioni che, oltre a determinare un'ulteriore appropriazione e manipolazione del vivente, proprio per i loro costi ingenti e per i meccanismi di dipendenza che innescano, spingono verso un allargamento delle dimensioni delle aziende agricole, nonché verso la loro ulteriore specializzazione: altro che sostenibilità, questo significa proprio all'inverso fare rotta verso ulteriore concentrazione fondiaria e (ancora più) monoculture; ma queste ultime sono, per loro natura, coltivazioni fragili che richiederanno con ogni plausibilità, in barba alle promesse, quantità massicce di chimica: mentre, al contrario, è la biodiversità connaturata al modello contadino la migliore garanzia di resistenza e adattamento delle colture; oltre a rendere coltivatori e agricoltori sempre più dipendenti dai giganti non più "solo" delle sementi e dell'agrochimica, ma anche da quelli delle biotecnologie e della digitalizzazione; determinando una delega pressoché totale, che porta con sé la rinuncia - e quindi la perdita, in una misura inedita nella storia dell'umanità - di saperi fondamentali connessi alla terra e alla cura degli animali (NOTA: per approfondire, consigliamo Stefano Mori e Francesco Paniè, Perché fermare i nuovi OGM (TerraNuova, 2024); e L’Atelier Paysan, Liberare la terra dalle macchine. Manifesto per un’autonomia contadina e alimentare, Libreria Editrice Fiorentina, 2024).
L'appuntamento urbinate si è aperto, il giovedì pomeriggio, proprio con il contributo di alcuni compagni/e del collettivo Emidio di Treviri (NOTA: https://emidioditreviri.noblogs.org/), che ha fatto luce su come stia diventando di fatto sempre più difficile sottrarsi all'invasione del digitale, già incorporato nei macchinari agricoli (costosissimi) il cui acquisto è previsto per accedere alle sovvenzioni previste dalla PAC (Politica Agricola Comune) dell'UE e alle coperture assicurative necessarie. Alla discussione ha preso parte il progetto SPAC! (Spazio Popolare per l'Apprendimento Collettivo) (NOTA: si veda https://spacspac.it/) e la presentazione della Rivista Contadina (NOTA: https://rivistacontadina.org/).
La sera invece è stata CIURMA, ovvero l'associazione che raccoglie le voci della contadinanza critica del territorio tra Pesaro, Urbino e l'entroterra - e che ha curato l'organizzazione dell'incontro di GC - a raccontare un progetto importante in cui ha impegnato le sue energie di recente: il progetto Destinazione Pastore. Un'avventura che ci ha portati a raccogliere, tramite prestiti e donazioni, una cifra importante con cui abbiamo potuto rilevare collettivamente l'azienda di Luca, uno dei nostri pastori e casari, andata all'asta per i soliti meccanismi di indebitamento conseguenti all'assurda pretesa di applicare alle piccole produzioni agricole, quelle veramente ecologiche, normative e standard pensati per l'agroindustria: un rullo compressore che inesorabilmente schiaccia e cancella l'agricoltura contadina... ma non quando interviene la capacità di costruire reti di solidarietà e organizzazione dal basso sul territorio! In questo sta il valore dell'esperienza avviata da CIURMA (NOTA: per approfondimenti si veda l'articolo destinato al progetto Destinazione Pastore su Rivista Malamente qui: https://rivista.edizionimalamente.it/2024/01/30/destinazione-pastore/ e quello su comune.info qui: https://comune-info.net/il-pastore-e-la-sua-comunita/), per cui dopo il racconto avevamo buone ragioni per brindare, festeggiare e danzare!
Il giorno dopo è stata la volta dei sei tavoli di lavoro, di cui di seguito riportiamo la proposta di partenza e/o una sintesi dei lavori; al contempo, mentre la cupola del duomo giocava a nascondino con la nebbia, e l'umidità si faceva sentire nelle ossa, si allestivano i banchi del mercato contadino; bambini e adulti si misuravano con i giochi in legno di Caimercati, mentre le volontarie e i volontari di CIURMA sfornavano confortanti e gustosi pasti caldi, con ingredienti genuinamente clandestini; e verso il far della sera ci si preparava per i concerti, di Diego Puzzo prima, degli Obelisco Nero subito dopo. Prima, però, un momento prezioso è stato quello in cui Wolf Bukowski, a partire dal suo ultimo libro, "La merce che ci mangia. Il cibo, il corpo e il capitalismo" (Ortica, 2025), ci ha aiutati a dare un respiro più ampio a diversi nodi emersi dai tavoli tematici: soprattutto, il rapporto tra libertà e necessità nel capitalismo che si fa mondo; e quello tra le tecnologie (e in particolare quelle digitali) e il tratto fondante del capitalismo stesso che consiste nel superamento costante di qualsiasi limite.
Il terzo giorno, il sabato, è giorno di mercato, e tradizionalmente di ritrovo e incontri a Urbino: ma il gran mercato contadino nel prato della Fortezza è stato di gran lunga più ricco e colorato! Tra musicisti e danze popolari, abbiamo cercato di invitare passanti e curiosi ad approfondire alcuni temi cruciali. Prima è stata Daniela Conti, esperta di biologia, a parlarci dei nuovi OGM, e dei motivi per cui non possono essere considerati una risposta alla crisi eco-climatica; a seguire il collettivo Terra e Libertà di Rovereto (TN) ci ha condotti a ragionare sulla linea di continuità che lega la digitalizzazione dell'agricoltura alla guerra, passando da Israele e dal drammatico "laboratorio Gaza". Se i bandieroni della Palestina non hanno mai smesso di sventolare sul prato e tra i banchi, non possiamo al contempo esimerci dal mettere a fuoco le contraddizioni che aprono le applicazioni in ambito agricolo, pretestuosamente presentate come green e sostenibili, proprio di quelle stesse tecnologie concepite per fini di dominio e sorveglianza, fino al più feroce annientamento militare di un'intera popolazione.
Qui si chiudeva l'incontro di GC, ma solo per passare il testimone ai ragazzi/e e studenti/esse del Collettivo Arkadia, che il sabato pomeriggio ha portato a Urbino la Parata del XXI Secolo: contro ogni forma di repressione. Nove carri hanno attraversato, per tutto il pomeriggio e la serata, la città, carichi di altoparlanti, musica e contenuti, accompagnati da un migliaio di ragazzi e ragazze che si riprendevano strade e piazze per chiacchierare, ballare, stare insieme. I carri portavano ciascuno un messaggio: dall'antipsichiatria (Casa Galeone) all'autogestione/riduzione del rischio (Lab 57), alla questione eco-climatica, alla lotta alla repressione: tra loro, anche il carro di CIURMA, che parlava di lotta contadina sfornando pizze fritte e panini creativi dei produttori di GC.
I nodi sono tanti, il lavoro da fare - sui campi e nei territori - non finisce mai, i rapporti di forza inducono fin troppo facilmente verso le trappole della rassegnazione e dell'impotenza, ma proprio per questo la necessità di incontrarsi, ragionare collettivamente, e soprattutto organizzarsi non è più dilazionabile: chi è interessata/o troverà approfondimenti, materiale e contatti qui per GC (https://genuinoclandestino.it/) e qui, per chi ci è vicino anche geograficamente, per Ciurma (https://ciurma.org/oltremercato/).